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IL VERO PROBLEMA NON E’ LA DAD, SIAMO NOI,SONO GLI INSEGNANTI IMPREPARATI E I GENITORI INDIFFERENTI
- 31 Agosto 2022
- Pubblicato da: Accademia
- Categoria: Blog

La didattica a distanza non è centro uno strumento adatto a educare e istruire soprattutto nel lungo periodo . Il distacco emotivo che genera , le disuguaglianze che acuisce ne fanno uno strumento povero e discriminante. Abbiamo pero’ vissuto una situazione di grande emergenza e non ce la sentiamo di giudicare chi lo ha proposto come misura alternativa, guai invece a far passare la DAD come il male della scuola. Anzi, in qualche maniera, le siamo riconoscenti perchè ha fatto emergere in maniera chiara le falle di un sistema, prima nascoste e taciute all’interno di quattro mura. Falle ben leggibili anche prima almeno a chi non ce la faceva a girarsi dall’altra parte dinanzi alle sofferenze dei maggiori fruitori del sevizio scuola: i bambini. Vedendolo dal vivo ci accorgiamo quanto fanno male ai nostri e alle nostre, quelle insegnanti che vogliono stimolare conoscenza attraverso la minaccia ( ti metto 5, non ti ammetto agli esami ) . CI stiamo accorgendo che la modalità direttiva, nozionistica, incentrata sulla lezione frontale e i compiti, attiva nei bambini solo noia, ribellione e disgusto e li allontana dall’amore per l’apprendimento ( innato negli esseri umani ). Ci siamo accorti che un’insegnante che non tenga conto delle emozioni dei bambini fa male agli stessi. Ci siamo accorti che come genitori non possiamo delegare in toto l’educazione dei figli, che è faticoso per una maestra occuparsi di 30 bambini, che la scuola è fondamentale per il benessere di tutta la società e dobbiamo prendercene cura. Ce ne siamo accorti ma questo c’era anche prima. C’erano anche prima i reparti di fobia scolare, c’era anche prima un tasso di dispersione scolastica inaccettabile, c’erano anche prima 7 studenti su dieci alla secondaria di secondo grado ( medie ) che stavano dentro una soglia critica di malessere secondo i parametri del burnout, c’erano anche prima quasi un’insegnante su due in burn out, c’erano anche prima gli hikikomori, c’erano tanti studenti analfabeti funzionali, c’erano tanti studenti dallo scarso rendimento scolastico, ce n’erano troppi che avevano il mal di pancia prima di andare a scuola. C’erano e noi dove eravamo ?
Guardate che questo elenco di cose che c’erano non sono frutto di interpretazioni della realtà ma per lo piu’ di dati e ricerche che da anni disegnano questo quadro.
E’ facile ora scagliarsi contro la DAD o contro la Ministra ( che di certo ci mette del suo ), è inaccettabile scagliarsi contro gli studenti che ”fanno i furbi ”.
Da anni lottiamo contro un sistema che non facciamo fatica a definire indegno, disegnato dal potere per avere cittadini docili, obbedienti e infelici. Da anni denunciamo atteggiamenti intollerabili di alcuni maestri e facciamo una grande fatica a chiamarli cosi’ . Da anni cerchiamo di imparare da quelle insegnanti con i super poteri che pure dinanzi a queste difficoltà riescono ad amare la loro professione e i loro studenti. Da anni la risposta piu’ diffusa che riceviamo è che non si può generalizzare, da anni ci rimbalziamo le colpe, gli insegnanti se la prendono con le famiglie e viceversa. Da anni nulla cambia nella sostanza.
Cosa fare? è questa la domanda più preziosa. La nostra idea è quella di creare un’alleanza, un patto, tra quelle famiglie e quelle insegnanti che dentro questo sistema non ci vogliono stare . Ma per fare questo dobbiamo uscire dal nostro ego, essere disposti a rinunciare a parte delle nostre comodità per iniziare una lotta. Siamo disposti ? Siamo disposti a rinunciare ai particolarismi per costruire un bene comune ? In questi giorni arrivano diverse proposte dalle mille sigle e rappresentanze che convivono nel mondo della scuola, alcune sono preziose, altre fatte perchè stare in silenzio non è bello, quello che manca e che dovrebbe farci sobbalzare è che non ci sia il sindacato dei bambini. Stiamo partecipando a diversi tavoli istituzionali e quello che di nuovo stiamo vedendo è che il piu’ grosso ostacolo al cambiamento sono i sindacati, le mille sigle che curano interessi di parte, totalmente indifferenti ai bisogni dei bambini e della società. Siamo disposti a dar loro un calcio nel culo ?
Guardate che a desiderare una scuola diversa siamo in tanti, solo che stiamo sparpagliati, ogni tanto cadiamo nella paura, nelle trappole dell’ego e allora poco cambia. Il cambiamento richiede coraggio, reclama azione. Siamo disposti domani a denunciare, mettendoci la faccia, quello che non va ? Siamo disposti ad alzarci dal nostro comodo divano per iniziare una battaglia di giustizia, di libertà, di dignità ? Siamo disposti a giocarci tutto quello che abbiamo costruito sino ad oggi nella nostra vita privata? Un comodo divano ha un prezzo alto, la giustizia, la dignità e la libertà ancor di più.
Noi nel nostro piccolo ci stiamo lavorando. Alla denuncia non abbiamo mai rinunciato, alla costruzione di una casa comune ci stiamo lavorando concretamente ( si chiama Azione Educativa ) e già si sente l’energia che sprigionano 10.000 persone che lavorano per un sogno comune , faticando e donando del tempo ad un bene di tutti. Infine stiamo provando a mettere intorno ad un tavolo comune tutte le entità che nel mondo scolastico hanno sempre lottato per una scuola realmente pubblica e bella. Venerdì ci vediamo col primo gruppo, l’obiettivo è coinvolgere altre persone ed arrivare ad una proposta unitaria. Il sogno non è quello di gestire un’emergenza ma di ribaltare la scuola e farla bella. Insieme possiamo a patto che i primi a cambiare siamo noi.
Paolo Mai